Biography and articles

Broken Images, a text by Cesare Bedognè

Article text
Broken Images
Pictures from the decayed Prasomaso Sanatorium


The Prasomaso Sanatorium, built in an isolated place in the Italian Alps for the treatment of Tubercoloses, was deserted in the ’60 and remains completely abandoned.
Moulded by rain and ice, absorbed by the vegetation, it gradually acquired an enigmatic form of existence.
When I crossed its corroded threshold for the first time, as a doorway to the unknown, I recognised my landscape of desolation, stilled in a frozen twilight: the mysterious bareness where the soul, alone, returns to itself.
I returned to the old hospital many times, over the years: stalking for images, brooding over the loss of a loved one, stalking for the inner self.
And each time I embarked on a journey whose destination was a dilation of perception: the strange moment when interior and exterior, the seer and the sight, seem to dissolve one in another.
Then there may be one shot only, the necessary shot. The photograph is what remains: crystallization of psychic interior, precipitated into gelatine silver.


Cesare Bedogne’ (Introduction to the Curzon Soho exhibition, London, 2007)



















Immagini Infrante
Il Sanatorio in rovina di Prasomaso


Il Sanatorio di Prasomaso, costruito in un luogo isolato delle Alpi italiane per la cura della tubercolosi, era già deserto negli anni ’60 e rimane completamente abbandonato.
Modellato dalla pioggia e dal ghiaccio, assorbito dalla vegetazione, l’edificio ha gradualmente acquisito una forma enigmatica di esistenza.
Quando ho attraversato per la prima volta la sue soglie corrose, come varchi aperti sull’ignoto, ho subito riconosciuto il mio paesaggio di desolazione, congelato in un silenzioso crepuscolo: la misteriosa nudità dove l’anima, sola, ritorna a se stessa.
Molte volte sono tornato, nel corso degli anni, al mio vecchio ospedale: inseguendo in quelle immagini la malinconia della perdita di una persona amata; inseguendo me stesso.
E ogni volta mi imbarcavo in un viaggio la cui destinazione era un dilatarsi della percezione: lo strano istante quando l’interno e l’esterno, l’occhio e la cosa guardata, sembrano dissolversi l’uno nell’altra.
Allora l’inquadratura non può essere che una, l’unica, necessaria.
La fotografia è quello che rimane: cristallizzazione d’interiorità psichica, precipitata nella gelatina d’argento.


Cesare Bedogne’ (Introduzione alla mostra personale del 2007 al Curzon Soho di Londra)